Storia del diamante e del suo taglio

La parola deriva dal greco “damas” che significa indomabile e “diaphanes che significa trasparente. Già nel I secolo d.C. se ne fa menzione nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, che considera il diamante la pietra più preziosa e più dura tra tutte.

Il diamante era conosciuto sin dal 3.000 a.C. in Oriente. In Occidente fece la sua comparsa solo dopo il periodo successivo alle spedizioni di Alessandro Magno. Le storie e le leggende su questa pietra sono davvero molte, e sono sorte con il passare dei secoli e delle culture che ne sono entrate in contatto. Questa pietra aveva già un’ottima commerciabilità all’epoca come merce estremamente rara, anche se non a livelli di altre risorse preziose come l’oro.

Storia del taglio

Verso la fine del XIV secolo vengono realizzati i primi tagli che consentono l’utilizzo dei diamanti nella montatura degli anelli. L’inalterabilità del diamante fece acquisire alla pietra un altro significato simbolico, ovvero quella della fedeltà matrimoniale e di eternità nel legame amoroso.

Queste pietre prezioese divennero note soprattutto nel XIX secolo con il progressivo miglioramento del taglio della gemma.

1200: a punta
Nonostante la conoscenza di questa gemma risalga a migliaia di anni fa, solo nel 1200 si realizza il primo taglio di diamante a tutti gli effetti. Le superfici piane del cristallo con otto facce vengono lavorate in modo accurato. Il taglio a punta, che prende il nome dalla forma ottenuta, aprirà la strada per i tagli moderni.

1400: a tavola 
Intorno al 1400 compare il taglio a tavola, caratterizzato da una grande superficie piana in alto, denominata tavola. Nell’estremità inferiore troviamo invece la tavola inferiore, anch’essa superficie piana ma di dimensioni notevolmente più piccole.

Metà 1500: antico
Grazie all’uso della mola da taglio, la gemma ottaedrica viene tagliata negli spigoli laterali inferiori e superiori. Da ciò si ottengono 18 faccette, comprese le superfici ottenute spianando i vertici (come già accadeva per il taglio a tavola).

1800: vecchio europeo 

È il precursore del taglio brillante moderno. La gemma diventa arrotondata e aumenta la regolarità della sfaccettatura.

Primi del ‘900: brillante
È agli inizi del ‘900 che il diamante raggiunge la perfezione. Seguendo una naturale evoluzione dal taglio antico del secolo precedente, il diamante si presenta così in tutto il suo splendore: rotondo, con almeno 32 faccette nella parte superiore e almeno 24 faccette nella parte inferiore.

Il perfezionamento della strumentazione ha reso possibile la realizzazione di differenti tipologie di taglio che influiscono in maniera significativa sulla valutazione di un diamante.

Tra le configurazioni di taglio più importanti e più comuni:

Brillante: è la forma più comune e caratterizza circa il 75% dei diamanti venduti. È caratterizzato da 57 faccette (33 nella parte superiore, 24 nel padiglione e una 58esima faccetta, chiamata apice, all’estremità del padiglione che costituisce il punto di incontro di tutte le faccette).

Baguette: è una tipologia di taglio a forma trapezoidale che deve il suo nome al tipico filone di pane francese, di cui ricorda la forma allungata. È uno dei tagli più antichi e tradizionali ed è molto utilizzato per la realizzazione di gioielli.

Goccia: è un taglio che deriva da quello a brillante, particolarmente diffuso e caratterizzato da 71 faccette.

Ovale: si tratta di un taglio moderno costituito da 57 faccette dalla forma allungata, che lo rende perfetto per pietre da incastonare negli anelli.

Smeraldo: viene utilizzato per tagliare pietre preziose ed è largamente diffuso in quanto considerato un taglio classico (molto in voga durante il periodo Art Déco).

La tipologia di taglio può influenzare notevolmente la quotazione di un diamante, per questo è indispensabile rivolgersi sempre a professionisti seri, in grado di garantire la massima professionalità e riservatezza durante la valutazione e la trattativa.



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